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Perché non serve rimuginare

Il rimuginio è un sintomo centrale soprattutto nei disturbi d’ansia , ma cosa intendiamo con questo termine?

“Io penso sempre, mi preoccupo prima di fare qualsiasi cosa, penso che potrebbe rompersi la macchina e potrei fare tardi al lavoro, penso che dovrei inventarmi una scusa con il mio capo…. penso che in riunione potrebbero chiedermi un parere e non saprei cosa dire. Mi preoccupo sempre di aver fatto la cosa giusta o di aver sbagliato qualcosa….”

rimuginio

 

Il rimugino è una forma di pensiero ciclico, negativo e ricorrente. Questa forma di pensiero si consolida quando immaginiamo continuamente situazioni negative che potrebbero accadere in futuro, soprattutto in condizioni di incertezza.
In presenza di ansia i pensieri negativi e preoccupanti arrivano a diventare catastrofici; sono rivolti a possibili minacce future, e la catena di pensieri (il circolo vizioso) viene attivata con l’intento di risolvere il problema, rassicurarsi o trovare possibili soluzioni ad un evento incerto e imprevedibile.
Ciò che rende il rimuginio così insidioso è il fatto di essere uno stile di pensiero molto astratto, che viene visto come un tentativo di trovare soluzione ad un’imminente catastrofe.
Questa impressione, fallace, del rimuginio come strategia di problem solving, è confermata da una riduzione momentanea dell’attivazione emotiva.
La tematica centrale, quindi è quella di una possibile e/o imminente minaccia, il rimuginio si concentra infatti sul possibile futuro e sulla prevenzione di danni e perdite.
La preoccupazione implica la catastrofizzazione, che, soggettivamente, risulta difficile da controllare, per cui questo processo di controllo può diventare esso stesso il focus della preoccupazione.
In molti casi rimuginare fornisce la sensazione di “fare qualcosa”, di aumentare la propria capacità di prevedere il futuro ed è spesso sostenuto dall’idea che sia necessario e/o coscienzioso proteggersi e prevenire. Alcune volte, invece, è sostenuto da idee superstiziose, altre dalla convinzione che serva a “prepararsi” al possibile evento.
In realtà ciò che accade è esattamente il contrario, poiché il rimugino tende a rendere immobilizzati nella propria preoccupazione, alimentando in tal modo l’ansia: chi rimugina, infatti, resta bloccato nella sua stessa produzione di preoccupazione.
Tali pensieri ripetitivi altro non fanno che incentivare e mantenere lo stato depressivo o ansioso, la prevenzione spesso comporta molti più svantaggi dell’effettivo scontro/confronto con la situazione temuta.
Il rimuginio, comunque, è un segnale che occorre preparare un’azione; oltre a ciò è importante capire se è possibile preparare un’azione concreta per affrontare il problema.
Se non è possibile agire ora, allora non vale la pena pensarci, è utile invece lasciare defluire il rimuginio e portare l’attenzione su ciò che si sta facendo. Se invece è possibile agire, allora è il momento di scegliere cosa fare e in che modo.

Come uscirne?
La terapia cognitivo comportamentale mette a disposizione del paziente diverse strategie per poter uscire dalla trappola dei pensieri negativi ripetitivi:
• messa in discussione dei pensieri che insorgono, piuttosto che loro accettazione  passiva, attraverso la ricerca di prove a sostegno e contro tali idee;
• modifica delle credenze positive rispetto all’uso del processo di rimuginio, tramite un confronto tra vantaggi e svantaggi provocati dal ricorso a tali pensieri ripetitivi.
• esposizione graduale alle situazioni temute e preoccupanti, per “testare” e disconfermare i propri pensieri negativi.
• “mindfulness”, ossia attenzione consapevole rivolta ai propri processi mentali, senza esprimere giudizi o valutazione nei loro confronti. Questo tipo di tecnica produce un distacco emotivo e un distanziamento dai pensieri che si ritiene di non poter controllare. Essi vengono presi per ciò che sono, cioè pensieri, e poi lasciati andare senza elaborarli ulteriormente, riprendendo a svolgere l’attività quotidiana.
• Training per le abilità di problem solving. Veri e propri “addestramenti” alla risoluzione di problemi in maniera efficace ed efficiente, che prevedono l’allenamento alla ricerca di alternative possibili e alla flessibilità. 
 

 

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