Warning: DOMDocument::loadXML(): Start tag expected, '<' not found in Entity, line: 1 in /web/htdocs/www.annarosadeluca.it/home/admin/wp-content/plugins/premium-seo-pack/modules/title_meta_format/init.social.php on line 483

Quando le emozioni diventano cibo

Quando le emozioni diventano cibo….una fame emotiva.

“Un vuoto incolmabile, una sensazione di vuoto che solo una quantità di cibo può colmare…. non ho fame non desidero niente di quello che sto per mangiare ma non posso fermarmi…..”

f e fame emotiva

 

Con queste parole una ragazza prova a spiegare la sensazione che prova prima di un’abbuffata di cibo.
Sarà capitato a tutti di trovarsi in situazioni in cui si è mangiato in quantità maggiore rispetto al solito e rispetto alle altre persone presenti.
Questo però non è assimilabile al concetto di “abbuffata”, dove la persona mangia una quantità di cibo significativamente superiore a quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e nella medesima situazione.
Ciò che caratterizza l’abbuffata, inoltre,  è il senso di perdita di controllo sul cibo che la persona percepisce in quel momento.
Ma cosa rende questo tipo di condotta rappresentativa di un disagio?
La persona rapidamente mangia, si “abbuffa” senza però avvertire la necessità fisica e solitamente in solitudine, per la vergogna provata per il suo comportamento.
Ma cosa accade realmente durante condotte alimentari di questo tipo? Il cibo viene utilizzato come strumento per tenere a bada le proprie emozioni.
Per questo motivo si parla di fame emotiva, un modo per indicare un comportamento alimentare riscontrabile in quei soggetti che mescolano le emozioni con la fame e usano il cibo per far fronte alle emozioni.
Le emozioni coinvolte sono molteplici: ansia, tristezza, noia, rabbia….
Ogni persona è più vulnerabile ad alcune rispetto che ad altre ma è lo stato d’animo negativo che non viene tollerato, a scatenare il bisogno di cibo.
Ciò che emerge in questo tipo di condotte è una scarsa tolleranza alle emozioni e l’incapacità di differenziarle dalle sensazioni.
Il rischio di incorrere in un’abbuffata è influenzata dagli eventi più disparati: difficoltà relazionali, senso di solitudine, una mancanza di valore o un senso di inadeguatezza.
Questa sensazione in cui la persona si sente sola la porto a cercare rifugio in un piacere transitorio come quello del cibo, vissuto in solitudine.
Quello che spesso le persone riportano è una sorta di “trance”, una sospensione del tempo in cui ci si allontana per breve tempo dalla difficoltà della vita: il desiderio di cibo viene vissuto come un impulso irrefrenabile placabile solo mangiando.
In realtà l’abbuffata rappresenta la risposta della persona rispetto ad una variazione del proprio stato emotivo che non riesce a gestire in altro modo.
Per altre persone il cibo diventa un’equivalente affettivo, un “coccolarsi”, un modo per riempire un vuoto affettivo.
Ciò che rende ulteriormente difficile da gestire tale condotta è la credenza secondo cui è il cibo che sembra comandare, al punto tale da ritenere che sia fuori dal proprio controllo, vissuta come una forza impulsiva esterna.
In questi momenti prevale il senso di inadeguatezza e di impotenza, ci si percepisce come estremamente deboli, in balia della realtà esterna.
La credenza di non valere abbastanza è sostenuta a gran forza.
Riconoscere che il cibo diventa uno strumento per non “sentire” è il primo passo di un percorso di riappropriazione del proprio vissuto emotivo.

 

 

Rispondi